Tecnologia
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La trappola del vibe coding
Lo sviluppo assistito dall’IA sembra produttivo finché i piccoli errori non si accumulano in codice impossibile da mantenere. La soluzione non è evitare l’IA, ma costruirci attorno le abitudini giuste.

Scritto da
larch
Studio di prodotto dal 2025
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L’illusione della produttività
Lo sviluppo assistito dall’IA sembra produttivo. Rilasci funzionalità più in fretta che mai, i prompt scorrono e a prima vista il codice sembra pulito. Ma sotto la superficie, qualcosa si sta rompendo in silenzio.
Quando la velocità diventa debito
I piccoli errori si accumulano. Qui una variabile con un nome infelice, là un’astrazione leggermente sbagliata. L’IA non conosce a fondo la tua codebase: genera codice plausibile, non necessariamente codice corretto per il tuo contesto specifico.
Il risultato? Dopo qualche settimana ti ritrovi con una codebase che:
- Ha pattern incoerenti tra un file e l’altro
- Contiene bug sottili che emergono solo in produzione
- È più difficile da rifattorizzare, perché nessuno capisce fino in fondo cosa è stato generato e cosa era intenzionale
La soluzione
La soluzione non è evitare l’IA, ma costruirci attorno le abitudini giuste:
- Rivedi ogni riga: tratta l’output dell’IA come la pull request di uno sviluppatore junior
- Difendi la tua architettura: non lasciare che l’IA introduca pattern in conflitto con il design esistente
- Scrivi tu i test: l’IA può aiutare, ma sei tu a dover definire cosa significa «corretto»
- Fai refactoring con regolarità: il codice generato dall’IA spesso va consolidato
In sintesi
L’IA è uno strumento, non uno sviluppatore. Usala per accelerare il tuo lavoro, ma non delegarle mai il tuo giudizio.
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